Il vino a Pompei, una tradizione millenaria

Il vino a Pompei

antica pompeiC’è un rapporto tra l’antica Pompei, la città sannitico/romana distrutta dalla famosa e terribile eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e la moderna Pompei, la graziosa cittadina dedita al turismo archeologico e religioso? Nello stesso luogo, all’ombra tranquilla  e nello stesso tempo minacciosa del Vesuvio, sorgono due realtà che a distanza di due millenni non hanno niente in comune. Vivace, ricca, peccaminosa, dedita ai divertimenti e famosa per i suoi lupanari e i suoi spettacoli gladiatori la prima; tranquilla, ordinata, ricca di visitatori di ogni parte del mondo, la seconda. Forse, se cerchiamo un punto comune, dobbiamo pensare al vino, alla bevanda di Bacco, inebriante e culturalmente così densa di significati. Gli alimenti sono portatori di cultura, e il vino è la bevanda più culturale che si conosca, si pensi al ruolo che gioca nel rito cristiano, base dell’eucarestia, fondamento della religione e del suo rito/chiave. Ma anche per gli antichi greci il vino era bevanda degli dei, inebriante e legata al rito laico del simposio, in cui maschi adulti bevevano e conversavano nel luogo simbolico più importante di formazione della loro civiltà: ricordiamo che il dialogo più famoso di Platone è appunto il “Simposio”, in cui Socrate, bevendo in compagnia, spiega la funzione dell’amore nella filosofia.

La coltivazione dell’uva da vino

Per gli antichi romani il vino era bevanda importantissima, anche se più prosaicamente intesa nella sua funzione pratica, a differenza dei più colti greci. Ma non c’era desco senza vino e il commercio del vino era importantissimo. Il vino campano era particolarmente apprezzato, era considerato il migliore, e la ricchezza di Pompei era legata innanzitutto al commercio del vino. Ma com’era questo vino pompeiano, tanto famoso e importante? Non possiamo saperlo, anche perché allora il vino, ottenuto con un procedimento simile al nostro, era diverso anche nella consistenza: era una specie di sciroppo, che andava allungato con l’acqua per essere bevuto, e la miscela con più o meno acqua ne determinava la qualità. Inoltre il vino non conosceva il legno delle nostre botti, ma solo l’argilla delle anfore. Però un progetto di ricerca del CNR sta cercando di recuperare, con un’operazione di archeologia biologica, le antiche coltivazioni. All’interno dell’area degli scavi – a due passi dall’Anfiteatro – è stata riprodotta una coltivazione delle antiche bacche recuperate con un procedimento tra l’archeologia e la fantascienza, e viene coltivato un vino che assomiglia, o perlomeno si richiama, a quello degli antichi pompeiani.  Con l’assistenza di una moderna casa vinicola campana, questo vino viene commercializzato. Dove provarlo? Ad esempio al ristorante dell’Hotel Pompei Resort (), dove poter provare l’emozione di bere il vino preferito dagli imperatori romani.